Facciamo che anche no / Hacemos que no

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Facciamo che c’è uno che ho adocchiato da un po’ e che a sua volta ha mostrato interesse nei miei confronti. Facciamo che un giorno, finalmente, ce lo diciamo chiaro e tondo, lui più di me “scopiamo da te, da me o prendiamo una stanza in un hotel? Pago io”

Eh? Una stanza in hotel? Pago io? Ma anche no, mica sono una homeless. Posso portarti a casa mia, visto che nella tua ci sono tua moglie e i tuoi figli, basta dirlo.

Comunque. Facciamo che alla fine si va da me. Ci arriviamo non si sa bene come, considerato che 20 chilometri in bicicletta sotto il sole cocente ubriachi come due merde è facile da scrivere ma molto difficile da fare. Infatti facciamo che lui ha gomiti, mento, mani e ginocchia sanguinanti perché schiantarsi più volte sull’asfalto a una cerca velocità ti fa venir la bua.

Prima però facciamo che passiamo al supermercato: i preservativi, per Dio! È chiaro che si va a casa con l’unico obiettivo di chiavare, ci siamo persino stretti la mano:

Lui: “Tu rimani qua fuori con le bici, entro io. Cosa compro, oltre ai preservativi?”
Io: “Vino bianco e birra, e qualche porcheria al cioccolato. I preservativi l’abbiamo già detto?”

Stretta di mano e occhiolino.

Hacemos que hay un tío al que le he puesto los ojos encima hace tiempo y que, a su vez, ha demostrado interés por mí. Hacemos que un día, por fin, nos lo decimos de forma clara y directa, él más que yo: “¿follamos en tu casa, en la mía o pillamos una habitación en un hotel? Pago yo”

¿Eh? ¿Una habitación en un hotel? ¿Pago yo? Pues no, tampoco soy una homeless. Puedo llevarte a mi casa, si en la tuya está tu mujer con tus hijos, dilo y punto.

Bueno. Hacemos que al final vamos a mi casa. Llegamos no sé bien cómo, considerado que 20 kilómetros en bici bajo un sol que mata y borrachos como dos mierdas es fácil de escribir pero muy difícil de hacer. De hecho, hacemos que él tiene los codos, el mentón, las manos y las rodillas sangrando porque cuando te estrellas contra el asfalto varias veces acabas haciéndote pupa.

Sin embargo, antes de todo, hacemos que vamos al súper: Los condones, ¡por Diós! Está claro que vamos a mi casa con el único objetivo de follar, nos hemos dado incluso la mano al cerrar el trato:

Él: “quédate aquí fuera con las bicis, entro yo. ¿Qué compro, además de los condones?”

Yo: “vino blanco y cerveza, y alguna guarrada de chocolate. Los condones, ¿ya lo hemos dicho?”

Apretón de mano y guiño de ojo.

©Matthew Stone

©Matthew Stone

Facciamo che esce dal supermercato arrabbiato, barcollante, con il sangue che continua a sgorgargli dalle ginocchia e con le mani vuote. Facciamo che non ha comprato niente perché quando ha presentato il bancomat per pagare gli hanno chiesto un documento di identità e non ce l’aveva, ma per come sta messo glielo chiederebbe anche sua madre per lasciarlo passare in soggiorno. Sicché facciamo che sbrocca, insulta il commesso, il security e pure una bambina che sta in fila per pagare un gelato.

Purtroppo facciamo che dopo ci devo entrare io in quel supermercato e facciamo anche che il commesso e il security mi hanno visto parlare fuori con lui e perciò sanno chi sono, sanno che vado in giro con gente di quel tipo lì. Ma facciamo che è domenica, sono le 18h e il supermercato più vicino si trova a Fantasilandia. Mi rassegno, lo accompagno a prelevare, mi sgancia 70€ e mi dice “compra i preservativi e tutto quello che vuoi”.

Vorrei scappare in Messico, con quei 70€, ma facendo due calcoli realizzo che al massimo posso arrivare alle Ramblas e comprare due sombreros messicani. Che poi non si capisce perché nei negozi di souvenir di Barcellona vendano i sombreros messicani. Poi tu vai felice e serena per strada e incroci i gruppetti di turisti stronzi che indossano un cazzo di cappello messicano credendo che sia tipico del posto e, non hai neanche il diritto di accoltellarne uno perché sarebbe tentato omicidio, non autodifesa.

Hacemos que sale del supermercado enfadado, tambaleándose, con la sangre que sigue chorreándole de la rodilla y con las manos vacías. Hacemos que no ha comprado nada porque cuando ha dado la tarjeta para pagar le han pedido el documento y no lo tenía, por como va se lo hubiera pedido también su madre para dejarle entrar en el comedor. Así que hagamos que pierde los modales, insulta al cajero, al segurata e incluso a una niña que está en la cola para pagar un helado.

Desafortunadamente, hacemos que después me toca a mí entrar en ese supermercado y hacemos también que el cajero y el segurata me ha visto fuera hablar con él, así que saben quién soy, saben que voy por ahí con gente de ese tipo. Pero hacemos que es domingo, son las 18h y el supermercado más cercano se encuentra en Fantasilandia. Me resigno, le acompaño a un cajero para sacar dinero, me suelta 70€ y me dice “compra condones y todo lo que quieras”.

Me gustaría escapar a México, con esos 70€, pero pensándolo bien me doy cuenta de que, como mucho, puedo llegar a las Ramblas y comprarme dos sombreros mejicanos. Que tampoco se entiende porque en las tiendas de souvenir de Barcelona se venden los sombreros mejicanos. Luego tú vas por la calle feliz y contenta y te cruzas con estos turistas capullos que llevan un jodido gorro mejicano y tú no tienes ni el derecho de clavarle el cuchillo a uno porque sería homicidio tentado, no autodefensa.

©Matthew Stone

©Matthew Stone

Ma dicevo.

Facciamo che mi tocca lasciare da parte la dignità e il rispetto per me stessa ed entrare in quel supermercato. Facciamo che quando entro il security mi fa l’occhiolino e mi dice “prima il tuo amico ha preso quelli lì” indicando la scatola di Durex Sensitivo Contacto Total, che sembra tanto il nome di una scuola di taekwondo gay. A ‘sto punto facciamo che mi dirigo alla cassa, ma il security mi ferma facendomi notare che non ho preso le altre cose, e così mi prepara una cesta contenente una bottiglia di vino bianco, una di birra, una busta di KitKat mini e una di m&m; “Ma chi ti ha addestrato, la CIA?” gli chiedo. Lo ringrazio di nuovo e daje, mi fa un altro occhiolino.

Facciamo che finalmente io el il tipo arriviamo a casa. I cinque piani a piedi con la bici in spalla l’hanno provato ancor di più, ma trova comunque la forza di saltarmi subito addosso; gli dico di calmarsi un attimino, ho bisogno di bere un caffè e di fare una doccia. Poi però mi infila le mani nelle mutande e cambio idea.

E a questo punto facciamo che dopo pochi minuti sono obbligata a fermare i giochi a causa di una inaspettata cascata di vomito poco rinfrescante che mi viene spruzzata sul petto. Non ho per niente fame ma per non metterlo in imbarazzo gli dico “se mi avessi avvisata avrei apparecchiato”. Oltre al vomito, il mio copriletto grigio perla è macchiato di sangue, quello che continua a zampillargli dalle varie ferite. Mortacci sua.

Allora facciamo che metto tutto in lavatrice e vado a farmi una doccia perché, anche in questo caso, accoltellarlo continuerebbe ad essere reato.

A lo que iba.

Hacemos que me toca dejar a un lado mi dignidad y el respeto hacia mí misma y entrar en el ese supermercado. Hacemos que cuando entro el segurata me guiña el ojo y me dice “antes tu amigo cogió esos”, indicando la caja de Durex Sensitivo Contacto Total, que se parece mucho el nombre de una escuela de taekwondo gay.

Llegados este punto, hacemos que voy hacia la caja para pagar, me para el segurata y me hace notar que no he cogido las demás cosas, y así me prepara una carrito con una botella de vino, otra de cerveza, una bolsa de KitKat mini y otra de m&m; “Quién te ha amaestrado, ¿la CIA?” le pregunto. Le agradezco otra vez y dale, me guiña otra vez el ojo.

Hacemos que por fin llegamos a mi casa. Pese a las cinco plantas a pie con la bici en los hombros que lo han dejado todavía más chungo, el tío encuentra las fuerzas para tirarse encima mío de pronto; le digo que se tranquilice un momento, necesito tomar un café y hacerme la ducha. Pero luego me pone las manos en las bragas y cambio de idea.

Y ahora hacemos que tras unos minutos me veo obligada a parar el juego a causa de una inesperada catarata de vómito poco refrescante que me cae encima del pecho. No tengo hambre para nada, pero como no quiero que se sienta incómodo, le digo “si me avisabas antes, ponía la mesa”. Además del vómito, mi colcha gris perla está manchada de sangre, el que sigue saliéndole a chorros de todas las heridas. Su puta madre.

Entonces hacemos que pongo todo en la lavadora y voy a hacerme la ducha, porque, en este caso también, clavarle un cuchillo sería delito.

©Matthew Stone

©Matthew Stone

Facciamo che dopo 10 minuti esco dal bagno e lo trovo addormentato sul mio letto. Non sta russando, sta imitando un reattore nucleare. Facciamo che non lo sveglio e mi metto a pulire casa. Facciamo che dopo un’ora e venti lo sveglio perché ormai ho messo tutto in ordine e mi manca solo fare il letto, se magari si leva dal cazzo.

Così, facciamo che lo mando a farsi una doccia con la speranza che possa riprendersi e scoparmi decentemente.

In effetti, facciamo che ritorna dalla doccia apparentemente brioso e lucido. Mi acchiappa voglioso in corridoio, mi solleva, gli metto le gambe intorno alla vita, mi struscio come un’invasata su di lui, che intanto mi sorregge da una chiappa e con l’altra mano mi fa un ditalino da dietro. Fa qualche passo, cerca un luogo comodo su cui poggiarmi o su cui svenire, non lo so. Io continuo a stare avvinghiata a lui come un koala, fino a quando inciampa sullo scalino e mi cade addosso e quasi mi rompe la gamba in tre punti diversi; perciò smetto di avere speranza e invoco il porcoddio.

E allora, alla fine, facciamo che gli dico “vattene”.

Intanto la lavatrice ha finito e posso stendere.

Hacemos que tras 10 minutos salgo del baño y lo encuentro dormido en mi cama. No está roncando, está imitando a un reactor nuclear. Hacemos que no lo despierto y me pongo a limpiar la casa. Hacemos que después de una hora y veinte le despierto porque ya he acabado de ordenarlo todo y me falta hacer la cama, si se quitara del puto medio.

Pues, hacemos que lo mando a que se haga una ducha con la esperanza que se recupere y me folle decentemente.

Y de hecho, hacemos que vuelve de la ducha aparentemente lúcido y con brío. Me coge con ganas en el pasillo, me levanta, le pongo las piernas alrededor de la cintura, me rozo como una loca encima de él, que mientras tanto me agarra de una nalga con una mano y con la otra me hace un dedo desde detrás. Da algún pasito, busca un sitio cómodo sobre el que dejarme. Yo sigo agarrada a él como un koala hasta que se tropieza contra el escalón y me cae encima y casi me rompe la pierna izquierda por tres puntos distintos, por lo que dejo de esperar y me cago en todo.

Así que, al final, hacemos que le digo “vete”.

Mientras tanto la lavadora ha acabado y puedo tender.