L’incubo / La pesadilla

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Olivia Locher incubo pesadilla

©Olivia Locher

Mi sveglio di soprassalto nel cuore della notte, tutta colpa di quell’incubo in cui scopro di avere a casa un barattolo di Nutella, vuoto, proprio dopo aver già tostato due fette di pane bianco e preparato una canna. L’incubo raggiunge l’apice della tensione quando apro prima il frigorifero, poi la dispensa, e davanti ai miei occhi si presenta un panorama stupefacente: il nulla. Dunque capisco di non avere scampo, ho e devo rimanere con due fottute fette di pane bianco tostate, che nel frattempo sono diventate fredde e dure, come mio nonno quando lo dimenticammo chiuso in cantina dall’inverno del 1985 all’estate del 2018.

È esattamente in quel momento che mi sveglio. Spalanco gli occhi e cerco di capire dove mi trovo, sono talmente confusa da quel sogno raccapricciante che non riesco a riconoscere quella stanza, se si può definire stanza il bagagliaio di una macchina.
Allora ricordo tutto: io stessa m’ero infilata nel bagagliaio della macchina della mia amica perché volevo farle uno scherzone, però quella perdita di coscienza in stile anestesia totale che mi annienta ogni volta che chiudo gli occhi per più di 5 secondi, me l’aveva giocata di nuovo.

“Chissà da quanto tempo sto qua dentro?”, mi chiedo.

A quel punto cerco nella mia borsa il cellulare per chiamare qualcuno che mi faccia uscire da lì; dopo grandi difficoltà perché il bagagliaio di una smart è veramente piccolo, riesco a trovarlo e a prenderlo in mano. “Ma maledetta betlemme, è scarico!”. Già, è spento, off, dead, adiós, ciao, sei fottuta.

“E ora cosa faccio?”

Me despierto de repente en el corazón de la noche, todo por culpa de esa pesadilla en la que descubro que en casa tengo un bote de Nutella, vacío, justo después de haber tostado dos rebanadas de pan bimbo y preparado un porro. La pesadilla alcanza su punto máximo de tensión cuando abro primero el frigorífico, luego la despensa, y delante a mis ojos se me presenta un panorama impresionante: la nada. Así que me doy cuenta de que no tengo escapatoria, tengo y tendré que quedarme con dos jodidas rebanadas de pan bimbo tostadas, que mientras tanto se han enfriado y endurecido, igualitas que mi abuelo cuando nos lo olvidamos encerrado en el sótano desde el invierno de 1985 hasta el verano de 2018.

Es exactamente es aquel momento que me despierto. Abro bien los ojos e intento entender dónde me encuentro, estoy tan alucinada por aquel sueño espeluznante que no puedo reconocer aquella habitación, si es posible definir como habitación el maletero de un coche.

Entonces lo recuerdo todo: yo misma me había metido en el maletero del coche de mi amiga porque quería gastarle una súper broma, pero esa pérdida de conciencia de estilo anestesia total que me anula cada vez que cierro los ojos por más de 5 segundos, me la había jugado de nuevo.

“¿Cuánto tiempo llevaré aquí dentro?”, me pregunto.

Empiezo a buscar en mi bolso el móvil para poder llamar a alguien para que me saque de aquí; después de muchas dificultades porque el maletero de un smart es verdaderamente pequeño, consigo encontrarlo y cogerlo con la mano. “¡Vaya mierda, está descargado!”. Eso es, está apagado, off, dead, arrivederci, ciao, estás jodida.

“¿Y ahora qué hago?”

Olivia Locher incubo pesadilla dreams

©Olivia Locher

Inizio a gridare. Grido ma la voce non viene fuori, non produce alcun suono e più ci provo, più mi sento soffocare. Dopo vari tentativi ma nessuna riproduzione audio, smetto di provarci. Mi chiedo preoccupata “ma com’è che sono afona, non è che ora s’è scoperto che l’ingoio è nocivo per le corde vocali?”. E allora capisco: sto ancora sognando, ché sennò da mo che sarei stata muta. Gridare e non produrre alcun suono succede solo nei sogni, è cosa risaputa. Sto avendo un sogno lucido, quelli in cui “puoi fare un po’ come cazzo ti pare perché sei cosciente di star sognando” per utilizzare la stessa definizione dell’articolo “Capire se stai sognando: prova ad ucciderti. Poi se ti sbagli, ups”, del giornale scientifico Finché c’è il sole, si vede bene.

Decido di fare un test di realtà per verificare che sia effettivamente un sogno e che, di conseguenza, non sono intrappolata dentro al bagagliaio di una smart. Anche perché inizio a sospettare che le smart non abbiano un bagagliaio.
Secondo quanto ho letto sull’onironautica nella rinomata Wikipedia, so che si possono effettuare varie prove per capire se si stia sognando. La prova che scelgo è quella di guardarmi allo specchio. Dice Sua Santità Wikipedia che quando una persona si guarda allo specchio in un sogno “Spesso la propria immagine è deformata o sostituita con qualcosa d’altro o, anche, può non apparire. […]”, e infatti, il volto che vedo riflesso non è il mio. Di fronte ai miei occhi appare la chiara e nitida immagine di Jessica Fletcher.

Empiezo a gritar. Grito pero la voz no sale, no produce ningún sonido y cuanto más lo intento, más me siento ahogar. Tras muchos intentos pero ninguna reproducción de audio, ya paro. Me pregunto preocupada “¿cómo es que estoy afónica, no es que ahora se ha descubierto que tragar semen es nocivo para las cuerdas vocales?”. Entonces lo entiendo: aún estoy soñando, que si no hace mil años que estaría muda. Lo de gritar y no producir ningún sonido pasa sólo en los sueños, todo el mundo lo sabe. Estoy teniendo un sueño lúcido, aquellos donde puedes hacer “un poco lo que te salga del piturri porque eres consciente de que estás soñando” para utilizar la misma definición del artículo “Entender si estás soñando: intenta matarte. Luego si te has equivocado, pues vaya” del periódico científico Hasta que esté puesto el sol, se verá bien.

Decido hacer un test de realidad para verificar que efectivamente es un sueño y que, por consiguiente, no estoy atrapada en el maletero de un smart. Además porque empiezo a sospechar que los smarts no tienen maletero. Según lo que he leído sobre los sueños lúcidos en la renombrada Wikipedia, sé que se pueden hacer varias pruebas para entender si uno está soñando. La prueba que elijo es la de mirarme al espejo. Dice Su Santidad Wikipedia que cuando una persona se mira al espejo en un sueño “a menudo su propia imagen está deformada o sustituida por otra cosa, o bien, puede no aparecer […]” de hecho, el rostro que veo reflejado no es el mío. En frente mío aparece la clara y vívida imagen de Jessica Fletcher.

JESSICA FLETCHER

“Scusi, Jessica Fletcher, ma lei come ci è finita dentro al mio sogno, si può sapere?”
“Ah, anche lei ha capito che è un sogno, brava”
“Grazie, sì però, mi risponda. Mi dica, cosa ci fa lei qui?”
“Ma guardi, non so che dirle. Io stavo in giardino a potare le mie rose e poi all’improvviso, come capita ogni volta che poto le rose per più di 5 secondi, sono caduta in un sonno profondo. Dopo di che non ricordo più niente fino al momento in cui mi guardo allo specchio e vedo riflessa la sua immagine”
“Mi sta dicendo che lei ha visto me quando si è guardata allo specchio?”
“Sì… e infatti, perché non me me lo spiega lei perché sta occupando abusivamente il mio sogno, eh?”
“Mah, signora Jessica Fletcher, guardi, io in questo racconto mi sono svegliata già due volte dentro a un sogno e posso affermare in tutta onestà che non ci sto capendo più un cazzo, si figuri se posso spiegarle una cosa del genere”
“Comunque sia, visto che questo è un sogno, nonché una conversazione immaginaria facente parte di un testo privo di senso, possiamo fare ciò che vogliamo. Ecco, io desiderei non parlare con lei. Quindi un piacere ma ora sparisca, si levi dai coglioni”
“Ma che merda è lei, Jessica Fletcher!”
“Ma chi ti s’incula. Ciao”

Jessica Fletcher scompare e io inizio a valutare le infinite possibilità che mi offre quell’esperienza onirica, devo solo scegliere cosa fare: se vedere i dinosauri, condurre una navicella spaziale, volare, camminare sull’acqua, diventare trasparente, saltare 40 metri con un semplice plié, parlare con Che Guevara, incontrare Adolf Hitler, nuotare con le sirene e con Adolf Hitler; cazzo, posso fare qualsiasi cosa! Io però, dopo una breve ma intensa analisi, scelgo di addormentarmi.
Questa decisione provoca la mia immediata espulsione dal mondo onirico e così, nel giro di pochi secondi, mi risveglio nella crudele e desolante realtà della vita vera.

Mi trovo nel solito luogo: la camera d’isolamento in cui mi rinchiudono quando rifiuto di prendere le mie medicine. Vedo il mio cellulare appoggiato di fianco a me, lo prendo in mano e provo ad accenderlo per chiamare qualcuno che mi faccia uscire da lì. Ma niente, come succede ogni giorno da ormai 4 anni, rimane spento. Off. Dead. Adiós. Ciao. Sei sempre più fottuta.

“Disculpe, Jessica Fletcher, pero usted cómo ha acabado dentro a mi sueño, ¿se puede saber?”
“Ah, usted también ha entendido que es un sueño, brava”
“Gracias, sí pero, usted contésteme, ¿qué hace aquí?”
“Mire, no sé qué decirle. Yo estaba el mi jardín podando mis rosas y de repente, como pasa cada vez que podo las rosas por más de 5 segundos, caí en un sueño profundo. Después de eso no recuerdo nada, hasta el momento en el que me miro al espejo y veo reflejada a su imagen”
“¿Me está usted diciendo que me vio a mí cuando se miró al espejo?”
“Sí… de hecho, ¿por qué no me explica usted por qué está ocupando de forma abusiva mi sueño, eh?”
“Bueno, señora Jessica Fletcher, mire, yo en esta historia me he despertado dentro de un sueño ya dos veces y puedo afirmar con toda honestidad que hace rato que no me estoy enterando de una mierda, imagínese si puedo explicarle una cosa como esta”
“Sea como sea, ya que esto es un sueño, así como una conversación imaginaria parte de un texto sin sentido alguno, podemos hacer lo que queremos. Pues, yo deseo no hablar con usted. Por lo tanto, un verdadero placer pero que se vaya ya, quítese de mi puto sueño, ¡hostia!”
“¡¿Pero qué mierda de persona es usted, Jessica Fletcher?!”
“Quién te conoce, tía. Anda, ciao”

Jessica Fletcher desaparece y yo empiezo a evaluar la infinidad de posibilidades que me ofrece esta experiencia onírica, tengo sólo que decidir qué hacer: si ver a los dinosaurios, conducir una nave espacial, volar, caminar sobre el agua, ser invisible, saltar 40 metros con un simple plié, hablar con el Che Guevara, encontrar a Adolf Hitler, nadar con las sirenas y con Adolf Hitler; ¡coño, puedo hacer cualquier cosa! Mas yo, tras una breve aunque intenso análisis, elijo dormir.

Esa decisión provoca mi inmediata expulsión del mundo onírico y así, en unos pocos segundos, me despierto en la cruel y descarnada realidad de la vida verdadera.

Estoy en el sitio de siempre: la habitación de aislamiento en la que me encierran cada vez que rechazo tomar mis medicamentos. Veo mi móvil apoyado a mi lado, lo cojo con la mano e intento encenderlo para llamar a alguien y que me saque de ahí. Pero nada, tal como pasa cada día desde hace 4 años, se queda apagado. Off. Dead. Arrivederci. Ciao. Estás cada vez más jodida.

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©Olivia Locher

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Dedicado a quien posee un smartphone y tiene que llevarse siempre el cargador para cargarlo cada 2 horas. Pringaos.