Chiedimi di me / Pregúntame sobre mí

[IT]
Volto pagina, mi butto con totale incoscienza nel mondo delle interviste. Non lo avevo mica pianificato: l’idea nasce casualmente dopo che un’amica mi dice “Jordi Chicletol ti piacerà un sacco”. In effetti aveva ragione: mi è piaciuto così tanto che quando ho visto la sua prima foto volevo scoparmelo conoscerlo più a fondo, desideravo sapere tutto di lui. Perciò fargli un’intervista mi è parsa una buona idea (tanto era evidente che non avrei ottunuto altro, peccato).

Prima di lasciarvi con le domande a Jordi, vorrei ringraziarlo per avermi concesso questa intervista sopra le righe, perché tale vuole essere, provocatoria e sfacciata come i suoi scatti.

La prima domanda è semplice e aperta, perfetta per rompere il ghiaccio del gin tonic e introdurvi Jordi Chicletol:

Ciao Jordi, mi racconti cosa fai, dalle tue foto, alle tantissime altre attività che ti tengono occupato (styling, DJ, mostre, ecc.):
– Ho studiato Graphic Design, però ho sempre avuto grande interesse per le discipline creative. Ho iniziato a suonare come DJ e organizzare feste. Dopo 7 anni posso dire che è ciò che più mi piace e che voglio continuare in quella direzione (produzione di eventi, booking e simili). Come stylist ho creato vari outfit per editoriali di moda, video, ecc.. Per quanto riguarda le mostre, dopo l’immediato interesse nato attorno alla mia pagina, The Hot Spot, mi hanno offerto di farne una in Tön Vangard. La seconda è stata l’anno scorso, in essa vi erano proiezioni di video e fotografie, ed è quella che mi ha dato la spinta per continuare a creare materiale nuovo.

Perché scegliere come soggetti sempre uomini nudi? Per rafforzare l’idea che i gay alla fine pensino solo al cazzo? Per questo non basta il Gay Pride?
– Perché nella continua ricerca di spendere il nostro prezioso tempo facendo quello che ci piace, io da buon consumatore di uomini lo spendo cercando di intrattenere loro e intrattenere me. Non pretendo fare altro. I gay hanno un’ampia gamma di personalità, proprio come gli eterosessuali, perciò, anche se a volte vi sono dei cliché che effettivamente si compiono, non voglio potenziare l’idea che pensiamo con le parti basse. Anche se la vita di tutti i giorni mi dimostri che sia vero [ride].

– Come hai iniziato il tuo lavoro? Non mi dire nei cessi degli autogrill.
– Non lo considero un lavoro. Però si potrebbe dire che ho iniziato facendo foto ad un ragazzo con cui stavo e a sperimentare con le luci, i piani e altre cose che stavo imparando nella scuola di design. Cercavo di imitare i miei idoli nonché di riempire un vuoto esistenziale creativo che avevo sin da prima che nascesse Tumblr. Con il suo arrivo non ho potuto fare altro che non fermarmi più.

Autosave-File vom d-lab2/3 der AgfaPhoto GmbH

Jordi Chicletol_5

– Come scegli i suoi modelli? Sempre negli autogrill?
– All’inizio erano amici, qualche tipo con cui mi vedevo, e ancora oggi è più o meno così. La cosa bella è stata quando la gente ha iniziato ad offrirsi senza che fossi io a chiederglielo, dimostrando così interesse verso il mio lavoro e per l’esibizionismo, cosa che apprezzo molto. Non frequento gli autogrill, però ci sono delle volte in spiaggia, discoteca o sfilate del gay pride che devo contenermi per riuscire a non fare foto a tradimento.

– I tuoi scatti sono sempre molto forti, crudi, provocatori. Credi che questo continuo spingersi oltre non possa alla lunga creare una sorta di assuefazione e dunque ricerca di sempre maggiore eccesso? Non temi che a forza di spingersi sempre un po’ più in là alla fine un giorno pubblicherai una foto del tuo pappagallo? Quello per pisciare, intendo.
– Non ho paura di arrivare all’eccesso, purché questo venga accettato da entrambe le parti. Uno dei miei idoli è Bruce LaBruce, perciò mi interessa fotografare oltre al sexy anche il grottesco.

– Cosa provi quando vendi un tuo lavoro? Davvero è come disfarsi di una parte di sé? Questo dolore è compensato dal potersi permettere la macchina sportiva con la quale sei arrivato?
– Prevedo che il giorno in cui riuscirò a pagarmi una Cadillac sia vicino. In ogni caso, quando vendo una mia foto più che una liberazione mi sento estremamente orgoglioso.

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– Cosa deve accadere, ad un giovane fotografo talentuoso, per passare dalle foto pubblicate su Flickr ad una mostra come le tue? A parte avere una gran botta di culo?
– Beh deve aver qualche contatto e un culo inquieto. Più che la fortuna, bisogna non fermarsi mai con le idee e i nuovi progetti e, ovviamente, è necessario sapere anche a chi mostrarli.

– Cosa pensi della Chiesa, quando riesci ad esprimere un pensiero senza che un prete ti getti acido sul pene?
– La Chiesa è l’ipocrisia fatta ad istituzione. Prego (?) per la sua abolizione.

A questo punto l’intervista si dovrebbe chiudere con un classico: “Progetti per il futuro?”. Ma evitiamo, tanto saranno altri cazzi. Ciò nonostate Jordi ha voluto rispondermi lo stesso:

– Sto lavorando nella terza mostra e ad una pubblicazione in formato fisico. Altri cazzi saranno benvenuti.

Appunto: cazzi, sieti avvisati, Jordi vi sta aspettando.

(E a me niente, uffa!)

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[ES]
Cambio de rumbo, me lanzo con total inconsciencia al mundo de las entrevistas. No me lo había planteado, no. La idea surgió por casualidad gracias a una amiga que me dijo “Jordi Chicletol te va a encantar” y bueno, tenía razón. Me gustó tanto que en cuanto ví su primera foto quería tirármelo conocerlo más, saber todo sobre él. Por lo que una entrevista me pareció buena idea (ya que era evidente que no iba a conseguir nada más, qué pena).

Antes de dejadores con las preguntas a Jordi, quiero agradecerle el haber aceptado el hacer esta entrevista fuera de tono, porque la intención es esa, que sea provocativa y descarada como sus fotografías.

La primera pregunta es sencilla y abierta, perfecta para romper el hielo del gin tonic e introducir Jordi Chicletol:

– Cuéntame qué haces, desde la fotografía pasando por las muchísimas otras cosas que ocupan tu tiempo (stylist, DJ, etc.):
– Estudié diseño gráfico pero siempre tuve interés en todas las disciplinas creativas. Empecé a pinchar y a organizar mis propias fiestas. Después de 7 años puedo decir que es lo que más me gusta y a lo que quiero dedicar mi futuro (producción de eventos, booking y demás). Como estilista, hice varios vestuarios para editoriales de moda, rodajes, etc. En cuanto a las exposiciones, después del interés que surgió al poco tiempo del lanzamiento de The Hot Spot, me ofrecieron hacer una en Tön Vangard. La segunda, el año pasado, contó con proyecciones de vídeo aparte de fotos, y es la que me animó a no parar de crear material nuevo.

– ¿Por qué eliges siempre como protagonistas a hombres desnudos? ¿Para fortalecer la idea de que los gays al final piensan siempre en la polla? ¿Para eso no era suficiente el Gay Pride?
– Porque en búsqueda de gastar nuestro valioso tiempo en lo que nos gusta, como buen consumidor de hombres, gasto mi tiempo intentando entretenerlos y entretenerme. No pretendo otra cosa. Los gays tenemos un amplio abanico de personalidades al igual que los heterosexuales, así que, aunque a veces hay clichés que se cumplen, no pretendo reforzar la idea de que pensamos con los bajos. Por mucho que el día a día me demuestre que es verdad [risas].

– ¿Cómo empezaste en este trabajo? No me digas en los baños de las áreas de servicio…
– No lo considero trabajo. Pero se podría decir que empecé tomándole fotos a un novio que tuve, y empezando a experimentar con las luces, los planos y demás cosas que estaba aprendiendo en la escuela de diseño. Intentaba imitar a mis ídolos, a la vez que cubrir un hueco existencial creativo que tenía en mi vida años antes de que existiera Tumblr. Con su llegada, no tuve más remedio que NO PARAR.

¿Cómo eliges a tus modelos? ¿Siempre en las áreas de servicio?
– Empecé con amigos, algún ligue, y la cosa sigue así, más o menos. Lo guay fue cuando empezó a ofrecerse gente sin yo pedirlo, lo cual muestra un gusto por mi trabajo y un interés por el exhibicionismo, cosa que aprecio. No frecuento áreas de servicio, pero hay veces en playas, discotecas o desfiles de orgullo gayer que tengo que contenerme para no sacar fotos a traición.

– Tus fotos son siempre bastante fuertes, crudas, provocadoras. ¿No crees que esto de empujar cada vez más allá pueda, con el tiempo, crear una especie de hábito y por lo tanto una búsqueda de exceso cada vez mayor? ¿No tienes miedo de que algún día puedas publicar una foto de tu bacín?… me refiero a eso para mear.
No tengo miedo a llegar a un exceso, mientras este sea permitido por ambos lados. Uno de mis ídolos es Bruce LaBruce, por lo que me interesa fotografiar, además de lo sexy, lo grotesco.

– ¿Qué sientes cuando vendes uno de tus trabajos? ¿De verdad es como librarse de una parte de sí mismo? ¿Este dolor es compensado por el hecho de poderte permitir el coche deportivo con el que has llegado hoy?
– Tengo previsto que el día que una de mis fotos me pague un Cadillac llegue pronto. De todos modos, más que una liberación, lo que siento cuando vendo alguna foto es un halago enorme.

– ¿Qué le tiene que ocurrir a un joven fotógrafo talentoso para pasar de las fotos publicadas en Flickr a una exposición como las tuyas? Aparte de tener una flor en el culo…
– Supongo que contactos y un culo inquieto. Más que suerte, es no parar de mover tus proyectos y saber a quién mostrarlos.

– ¿Qué opinas de la iglesia, cuando consigues expresar un pensamiento sin que un cura te tire ácido sobre el pene?
– La iglesia es la hipocresía hecha institución. Rezo (¿?) por su abolición.

Llegados a este punto la entrevista se tendría que cerrar con un clásico “¿Proyectos para el futuro?”. Pero lo evito porque supongo que serán pollas. Igualmente Jordi quiso responder:

Estoy trabajando en la tercera exposición y en una publicación en formato físico. Más pollas serán bienvenidas.

Pues eso: pollas, ya estáis avisadas, Jordi os está esperando.

(Y a mí nada, joer).